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lunedì 24 settembre 2012

FATELO VEDERE A TUTTI !!!

India. 50 milioni di persone dicono no all’apertura di supermercati stranieri

MUMBAI
 http://sphotos-a.xx.fbcdn.net/hphotos-ash4/c98.0.403.403/p403x403/417335_418136321584666_1723259683_n.jpg
Almeno 50 milioni di persone in India hanno aderito allo sciopero nazionale di oggi, indetto da partiti dell'opposizione e sindacati per protestare contro l'apertura del mercato al dettaglio ai grandi supermercati stranieri. 
Migliaia di 'kirana', i tradizionali negozi d'angolo, a gestione familiare, abbassano le serrande per protestare contro la decisione del governo di liberalizzare il commercio, aprendo alla grande distribuzione straniera alla Wal-Mart. I kirana rappresentano la spina dorsale della piccola distribuzione indiana, sono negozietti aperti agli angoli delle trafficate vie metropolitane, gestiti da decenni sempre dalla stessa famiglia di proprietari, che conoscono le abitudini della clientela, portano la spesa a domicilio e spesso praticano anche il credito. La grande distribuzione invece si rivolge alla nuova classe media, praticando sconti e promozioni. La confederazione dei commercianti indiani però avverte che in India ci sono almeno 50 milioni di kirana, che servono 220 milioni di clienti.  
Scuole, negozi e uffici sono stati chiusi in diverse zone del Paese, e i servizi di trasporto pubblico sono stati sospesi o bloccati dalla popolazione stessa. 
L'adesione maggiore si registra negli Stati guidati dal Bharatiya Janata Party (Bjp, partito ultranazionalista indù e leader dell'opposizione): a Bangalore (Karnataka), le sedi di grandi multinazionali straniere come l'Ibm hanno deciso di restare chiuse per l'intera giornata. Al di là dei disagi causati dai vari disservizi, per il momento la serrata è di natura pacifica.
Il primo ministro Manmohan Singh ha annunciato la contestata riforma il 14 settembre scorso. Essa prevede di accordare il 51% di investimenti esteri diretti alle grandi catene internazionali di supermercati multimarca (Carrefour, Wallmart), e il 100% ai monomarca (Nokia, Reebok). Per il premier, il provvedimento darà nuova linfa all'economia del Paese, che nell'ultimo anno ha registrato un calo nella crescita.
Secondo l'opposizione invece, la riforma colpirà in modo diretto i piccoli rivenditori del Paese, che con l'ingresso delle grandi catene straniere saranno costretti a chiudere. Un negoziante di New Delhi spiega: "Questi supermercati possono vendere prodotti a prezzo di costo. Ciò significa che tanta gente perderà il posto". "Tutti andranno a comprare nei centri commerciali" ha detto  un commerciante del Kashmir davanti alla serranda abbassata del suo negozio di artigianato locale nella popolare strada di Janpath.
In India, il mercato al dettaglio dà lavoro a più di 40 milioni di persone. Oltre il 90% degli scambi commerciali interni avviene proprio attraverso i piccoli rivenditori locali.
Oltre all'opposizione, anche alcuni alleati del governo Upa (United Progressive Alliance) sono contrari alla riforma del mercato al dettaglio. Su tutti, il Trinamool Congress di Mamata Banerjee (anche chief minister del West Bengal): se il provvedimento dovesse andare in porto, la leader politica ha annunciato il ritiro del partito dal governo e le dimissioni di sei suoi ministri entro domani. Tuttavia, anche se la Banjeree dovesse mantenere la promessa, l'esecutivo di Singh non rischia (ancora) una crisi.

domenica 23 settembre 2012

GLI OGM SONO UNA MINACCIA PER L'UMANITÀ



Secondo gli scienziati, il consumo di alimenti geneticamente modificati renderebbe le persone sterili. Questo fenomeno è stato individuato nella terza generazione di animali alimentati con semi di soia e mais geneticamente modificati.
La ricerca congiunta degli scienziati dell'Associazione Nazionale Russa della Sicurezza dei Geni e dell'Istituto di Problemi di Ecologia ed Evoluzione hanno scoperto che i criceti nutriti con soia OGM non sono riusciti a riprodursi, dopo tre generazioni.
"Abbiamo lavorato con quattro gruppi di criceti: uno alimentato senza soia, un altro alimentato con soia non transgenica, un terzo con soia transgenica (OGM) e il quarto con una maggiore quantità di soia transgenica" ha spiegato il biologo Alexei Surov. Dopo aver alimentato i criceti per due anni, nella terza generazione sono stati riscontrati risultati devastanti in quelli che mangiavano solo soia transgenica, e in particolare in quelli con diete con quantità maggiori di Ogm. Si è inoltre constatato una crescita più lenta e un alto tasso di mortalità tra i loro figli. In un altro studio simile realizzato in Russia, i ricercatori hanno riscontrato un ritardo della crescita negli animali, alta mortalità tra i giovani, e anchecrescita di peli nella bocca dei criceti. Scienziati provenienti da Francia, Austria, USA e l'India hanno fatto sperimentazioni simili con topi, maiali e mucche confermando il pericolo potenziale o reale dei prodotti OGM sulla salute umana, sugli animali, le piante e soprattutto l'ambiente.
Le multinazionali dell'industria del transgenico della Monsanto, Dow AgroScience, Pioneer, Syngenta, tra gli altri, promuovono il consumo di alimenti geneticamente modificati e ignorano costantemente la ricerca ed esperti che si oppongono al rilascio di organismi geneticamente modificati (OGM). Gli esperti in materia dicono che raccogliere sempre più sementi geneticamente modificate senza sapere come influenzano la salute è l'unico obiettivo delle aziende del settore. "L'avidità di un gruppo di potenza mondiale sta portando ad un caos sanitario", afferma il professore di biotecnologie Alejandro Romero. Gli esperti hanno chiamato questi esperimenti con mais transgenico o altri prodotti geneticamente modificati "semi di Frankenstein", mentre quelli destinati al consumo umano o animale sono considerati "esperimenti frankenstiniani". "Milioni di persone muoiono ogni anno, senza sapere che è a causa di pesticidi, semi modificati, alimenti ottenuti da semi geneticamente modificati o impregnati di veleni che o vi uccidono o vi sterilizzano", ha detto Romero.
Fonte: RT.Com

mercoledì 23 maggio 2012

New York Times: Entro un mese le banche italiane bloccheranno i prelievi dai conti correnti


La notizia è di quelle che fanno tremare i polsi e fanno, purtroppo, temere il peggio.

La fonte è tra le più autorevoli ed arriva da uno dei più prestigiosi quotidiani al mondo, il New York Times. 
Chi parla non è l'economista di turno, ma un signore che per l'economia ha vinto il premio Nobel nel 2008. Lui si chiama Paul Krugman e nell'articolo pubblicato il 13 maggio scorso, passato inosservato alle lenti d'ingrandimento d'oltre oceano, descrive questo scenario.
Entro un mese la Grecia uscirà dall'euro ed in Spagna ed in Italia le banche bloccheranno i prelievi dai conti correnti. Krugman afferma che si tratti di ben più che un'ipotesi e traccia e cita una serie di eventi che si sono già verificati.
Non si tratta, quindi, di una profezia, ma di una previsione su dati reali.
In Spagna, dove forse hanno preso coscienza prima di noi, si registrano già le prime file agli sportelli e se il New York Times, che tutto è fuorchè un giornaletto di provincia, ha dato credito a Paul Krugman, non vediamo perchè non lo si debba fare anche noi.
Fonte: http://www.palermoreport.it/notizie/new-york-times-entro-un-mese-le-banche-italiane-bloccheranno-i-prelievi-dai-conti-correnti

mercoledì 22 febbraio 2012

MSE.17 ministri delle Finanze, governeranno l'Europa in totale immunità.


Attenzione! Il 21/02/2012 i parlamentari francesi si sono pronunciati sul trattato!

C'est le 21 février 2012 que les Parlementaires Français devront se prononcer sur ce traité.
MSE e' un trattato che istituirebbe una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo europeo di stabilità (MES).
Il Collegio sarà composto da 17 ministri delle Finanze, che diventeranno governatori.
Sono loro che prenderanno le decisioni.
I parlamenti nazionali non avranno nessuna autorità su questo nuovi governatori, che beneficeranno di una totale immunità (come tutte le persone che vi lavoreranno).
Bruxelles ha finora rilasciato solo una copia del trattato, in inglese!
(96,5% della popolazione dell'area dell'euro parlano altre lingue!)

Un nuovo trattato europeo di cui nessuno ha ancora sentito parlare?
Infatti, si tratta di un trattato per tutti i paesi della zona Euro. E non è un caso che nella maggior parte dei paesi che si troveranno a farne parte non vengano fatte circolare informazioni su questo trattato.
Tutto questo è molto pericoloso per i cittadini! Le cose dovrebbero essere rese pubbliche prima che diventino definitive!
Il trattato istituisce una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo europeo di stabilità (MES)
. Da non confondere con i suoi predecessori, il Fondo europeo di soccorso e MESF FSFE, dei quali si sente molto parlare nei telegiornali in questi giorni! Per il FSFE il contatore è al momento di 440.000.000.000€. Si tratta di circa 1320 € per ogni cittadino europeo.
Il MES sostituirà questi due e avrà l'autorità di svuotare le casse di Stato quando vorrà e tutte le volte che vorrà. Sembrerebbe che il MES non avrà restrizioni!

Il Collegio sarà composto da 17 ministri delle Finanze, che diventeranno governatori.
Sono loro che prenderanno le decisioni. Parlamenti nazionali non avranno nessuna autorità su questo nuovi governatori, che beneficeranno di una totale immunità (come tutte le persone che vi lavoreranno).
Bruxelles ha finora rilasciato solo una copia del trattato. In inglese! (96,5% della popolazione dell'area dell'euro parlano altre lingue!)
Ecco il testo del Meccanismo Europeo di S
tabilità (ESM):

http://consilium.europa.eu/media/1216793/esm%20treaty%20en.pdf

E 'stato firmato l'11/07/2011. Curiosamente, nessuna testata Francese o internazionale gli ha dedicato il minimo titolo. Il trattato diventerà definitivo dopo la ratifica dei parlamenti nazionali. Rettifiche che abitualmente si rivelano essere una mera formalità.

Tratto da: http://www.comite-valmy.org/spip.php?article1960

Se ne parla anche nel sito http://www.camera.it/ (Parlamento Italiano, Camera dei Deputati), Sostegno alla Grecia e stabilizzazione area euro informazioni aggiornate a martedì, 13 dicembre 2011. Qui il link:
Il meccanismo permanente di stabilizzazione dell'Eurozona

Una traduzione del trattato in francese: Powerpoint  o  PDF
Source:
Le Mécanisme de Stabilité pour les Nuls, le Retour

mercoledì 15 febbraio 2012

Tutte le norme che inchiodano Marchionne

Tutte le norme che inchiodano Sergio Marchionne Fiat Fiom Claudio Messora Byoblu Byoblu.com

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com
Il 12 febbraio ho scritto degli operai Fiat epurati dallo stabilimento di Pomigliano perché appartenenti al sindacato Fiom, nel totale silenzio dei mezzi di informazione. Oggi vi mostro una marea di leggi, carte e normative nazionali e comunitarie, di accordi e di convenzioni internazionali a cui l’Italia ha aderito e che ha addirittura ratificato, che sono state palesemente violate dai vertici della Fiat, invitandovi a diffondere la notizia e ad aiutare gli operai di Pomigliano a ottenere giustizia.
  L’anticostituzionalità di un provvedimento come quello di Pomigliano, innanzitutto, e più in generale dell’atteggiamento tenuto da Sergio Marchionne negli ultimi mesi, appare evidente. E non si capisce perché Napolitano non si pronunci in tal senso. L’articolo 18 della nostra carta stabilisce che “i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”. Inoltre l’articolo 39 ribadisce in maniera ancor più esplicita che “l'organizzazione sindacale è libera” e che “ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge”.
  Poi c'è lo statuto dei lavoratori (legge 300/1970). Marchionne potrà anche dire che questa legge non gli piace, ma fintanto che non sarà abrogata, andrà pur rispettata. Ebbene, all’articolo 14 lo Statuto recita: “il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro”. E l’articolo successivo, il 15, definisce “nullo qualsiasi patto od atto diretto a: 1) subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; 2) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero”.
  Eppure, se ci fermassimo qui, si potrebbe pensare che queste leggi così fortemente protettive nei confronti dei lavoratori sono tipiche soltanto del nostro Paese. Si rischierebbe così di dare ragione al manager col maglione, che dice che “l’Italia è un peso per la Fiat” e che, con le sue logiche tese a salvaguardare soltanto i diritti degli operai, pone un freno allo sviluppo delle aziende. E invece non è così, visto che esistono una miriade di leggi internazionali che tutelano i lavoratori e le loro libertà sindacali.
 C’è ad esempio L’OIL, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale nell’ambito del lavoro, a cui aderiscono ben 178 Paesi, tra cui il nostro. Questa struttura si riunisce di tanto in tanto per approvare delle Convenzioni Internazionali che poi devono essere ratificate da tutti gli Stati membri. Esaminiamone alcune che configgono in maniera evidente con la condotta assunta dalla dirigenza della Fiat.
 L'articolo 1 della Convenzione 98 dell’OIL è chiaro: “i lavoratori devono beneficiare di un’adeguata protezione contro tutti gli atti di discriminazione tendenti a compromettere la libertà sindacale in materia di impiego. Tale protezione deve in particolare applicarsi a quanto concerne gli atti che abbiano lo scopo di: a) subordinare l’impiego di un lavoratore alla condizione che egli non aderisca ad un sindacato o smetta di far parte di un sindacato; b) licenziare un lavoratore o portargli pregiudizio con ogni altro mezzo, a causa della sua affiliazione sindacale o della sua partecipazione ad attività sindacali al di fuori delle ore di lavoro, o, con il consenso del datore di lavoro, durante le ore di lavoro”. Sembrano norme scritte su misura per il caso di Pomigliano.
 Poi c'è l'articolo 2 della Convenzione 111 dell’OIL, che richiama lo Stato ai propri doveri. Dunque è il caso che il nostro Governo intervenga in maniera rapida ed efficace, infatti: “ogni Stato membro per il quale la presente convenzione è in vigore s’impegna a formulare e ad applicare una politica nazionale tendente a promuovere, con metodi adatti alle circostanze e agli usi nazionali, l’uguaglianza di possibilità e di trattamento in materia d’impiego e di professione, al fine di eliminare qualsiasi discriminazione in questa materia”.
 Ancora, all'articolo 2, la Convenzione 87 dell’OIL sulla libertà di associazione e protezione del diritto sindacale non ammette varietà di interpretazioni. Prevede infatti che “i lavoratori e i datori di lavoro hanno il diritto, senza alcuna distinzione e senza autorizzazione preventiva, di costituire delle organizzazioni di loro scelta, nonché di divenire membri di queste organizzazioni, alla sola condizione di osservare gli statuti di queste ultime”. L’articolo 8, invece, al comma 2, ammonisce i governi: “la legislazione nazionale non dovrà ledere né essere applicata in modo da ledere le garanzie previste dalla presente convenzione”. Dunque, tutti quelli che in questi mesi straparlano di proporre il “modello Marchionne” come contratto nazionale, dicono delle grosse idiozie.
 Ma eccoci alla Convenzione dell’OIL del 1998.  L’articolo 2 ci interessa particolarmente, perché obbliga tutti gli Stati membri ad adeguarsi alle direttive dell’organizzazione. C’è scritto, infatti, che “tutti i Membri, anche qualora non abbiano ratificato le Convenzioni in questione, hanno un obbligo, dovuto proprio alla loro appartenenza all’Organizzazione, di rispettare, promuovere e realizzare, in buona fede e conformemente alla Costituzione, i principi riguardanti i diritti fondamentali che sono oggetto di tali Convenzioni: a) libertà di associazione e riconoscimento effettivo del diritto di contrattazione collettiva […] d) eliminazione della discriminazione in materia di impiego e professione”.
 E vogliamo parlare della Carta sociale europea? Bene: si tratta di un accordo sottoscritto a Strasburgo dagli Stati membri dell’Unione Europea nel 1996, e ratificata in Italia nel 1999. Anche in questa occasione si sottolinea – all’articolo 2 – che “tutti i lavoratori hanno diritto ad eque condizioni di lavoro” e che “tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di associarsi liberamente in seno ad organizzazioni nazionali o internazionali per la tutela dei loro interessi economici e sociali” (articolo 5). E, tanto per essere chiara, la Carta sociale europea, con l’articolo 26, sancisce che “tutti i lavoratori hanno diritto alla dignità sul lavoro”. Venire sbeffeggiati, ingiuriati, costretti a stare in piedi per ore e ore perché “avere la tessera FIOM non è salutare”, come è capitato ai lavoratori di Pomigliano, non è affatto dignitoso.
 Come dimenticare poi la Carta di Nizza del 2000, entrata in vigore in tutti gli Stati dell’UE a partire dal 2003. Questa “carta” tende ad uniformare le legislazioni dei vari Paesi europei su alcune materie, tra cui quella del lavoro. All’articolo 12, essa recita: “ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”. L’articolo 28, invece, stabilisce che “i lavoratori e i datori di lavoro, o le rispettive organizzazioni, hanno, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali, il diritto di negoziare e di concludere contratti collettivi, ai livelli appropriati, e di ricorrere, in caso di conflitti di interessi, ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, compreso lo sciopero”. Dunque non può esistere alcuna ritorsione, da parte dei dirigenti Fiat nei confronti degli iscritti alla FIOM per il fatto che appartengono al sindacato più ostile all’accordo proposto dall’azienda.
 Per finire, ecco il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici . È un trattato delle Nazioni Unite adottato nel 1966 ed entrato in vigore dieci anni più tardi, e che tutti i Paesi firmatari (tra cui l’Italia) sono tenuti a rispettare. L’articolo 22 è questo: “ogni individuo ha diritto alla libertà di associazione, che include il diritto a costituire sindacati e a aderirvi per la tutela dei propri interessi. L'esercizio di tale diritto non può formare oggetto di restrizioni, tranne quelle stabilite dalla legge e necessarie in una società democratica, nell'interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza pubblica, dell'ordine pubblico”.
 Ora, alla luce di tutto ciò, non si capisce perché nessun uomo politico abbia voluto inchiodare la Fiat ai suoi doveri e al rispetto delle leggi. Se si scippa una vecchietta alle poste siamo tutti pronti all'indignazione e alla rivendicazione di una rapida giustizia, ma se invece si stupra la dignità di migliaia di operai eccoci in silenzio a fare spallucce? Perché non ci rendiamo conto della pericolosità di creare un precedente come quello che riguarda i dipendenti della Fiat? E perché non realizziamo che stiamo commettendo un reato gravissimo nel consegnare ai nostri figli un Paese con meno diritti e con meno libertà?
 L’Italia, è bene ricordarselo, è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Se si minano le fondamenta, cioè il lavoro, cosa potrà mai avvenire al resto dell'edificio?
Valerio Valentini

domenica 12 febbraio 2012

Fiscal Compact: un golpe istituzionale nazionale ed europeol’UEM

Fiscal Compact, un golpe istituzionale nazionale ed europeo

Il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria, o ‘Fiscal Compact’ è stato firmato il 30 gennaio da 25 paesi su 27, tutti tranne Gran Bretagna e Repubblica Ceca. La versione ufficiale, invece, è del 31 gennaio 2012. Tutte le lingue dei paesi firmatari fanno fede, ma esiste al momento unicamente la versione ufficiale inglese. Il Fiscal Compact dovrebbe essere ratificato dai parlamenti nazionali, esiste quindi un flebile margine di manovra sui nostri deputati e il governo paraculato da Bruxelles: CALCI IN CULO ai primi e ricovero coatto ai secondi.

L’applicazione di questo Trattato è strettamente connessa alla creazione del MES, con sede a Lussemburgo: il MES è stato firmato dai ministri delle Finanze a novembre – l’ex ministro 3Monti che fa per 3 - e dall’allora presidente del gruppo misterico Economic and Financial Committee ed ex Direttore generale al Tesoro Grilli, l’attuale ministro delle Finanze nonché fratello di ventura di Monti in Bruegel.

Una nuova versione del MES è stata firmata il 2 febbraio scorso dagli ambasciatori permanenti degli Stati membri presso il Consiglio europeo ( Coreper): un vero golpe costituzionale a livello UE, un cambiamento di Costituzione effettuato fuori dalle forme previste dai testi nazionali ed europei stessi. Soprattutto perché il MES aumenta i poteri delle istituzioni europee, in violazione dell’articolo 48,6 del Trattato dell’Unione europea. Ricordiamo che il MES sarà un fondo che con la scusa di aiutarci – cioé indebitarci – ci svenerà poiché tale fondo, lungi dal diventare il prestatore di ultima istanza, come preconizzano alcuni per la BCE, diventerà il nostro strozzino/creditore privilegiato, se non ci conformiamo il MES sarà anche organo giudiziario immune da tutto. Pur di non rivelare l’arcano della creazione monetaria ex nihilo, dal nulla, la menzogna si avvita su sé stessa, si gonfia, traballa, diventa bolla e scoppia.

Sia il MES che il Fiscal Compact devono essere ratificati dai parlamenti nazionali, e per quest’ultimo una procedura di modifica della Costituzione è in atto, per costituzionalizzare il ‘pareggio di bilancio’: il Senato lo ha già approvato prima che cascasse il governo, la Camera lo sta approvando/dibattendo (?) in questi giorni (cfr. http://www.camera.it/465?area=1&tema=496&Il+pareggio+di+bilancio+in+Costituzione ) e poi dovrà essere riapprovato dalle due camere del parlamento. E’ la procedura dell’articolo 138 della Costituzione che fortunatamente prevede anche che entro tre mesi dalla pubblicazione della legge può essere sottoposta a referendum popolare, se ne fanno “domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.” ( http://www.senato.it/istituzione/29375/131336/131428/131434/131435/articolo.htm ). Il Fiscal Compact continua nel golpe dittatoriale di questa UE: infatti, si rendono i parlamenti nazionale e il parlamento europeo, appendici inutili e facoltative, riducendoli all’organizzazione di una conferenza per discutere ma non per decidere in merito; si coinvolge la BCE; si modificano i trattati UE e le costituzioni nazionali; si trasforma in stato giuridico/poliziesco l’UE con tanto di sanzioni pecuniarie; si toglie persino agli Stati la facoltà di decidere l’importo di titoli del debito da emettere, che vuol dire la nostra fine, metterci alla mercé degli speculatori internazionali che non aspettano altro che di occupare il nostro paese, le nostre rendite, i nostri paesaggi, la nostra posizione, le nostre terre, le nostre spiagge. E se protestiamo, Eurogendfor con sede a Vicenza agli ordini della NATO mentre i carabinieri, e altri corpi di polizia saranno resi sempre più inetti alla NOSTRA DIFESA.

Singolare la clausola sulle ‘circostanze eccezionali’: nessuna attenuante, la dittatura sanguinaria ci perseguiterà imperterrita, sia in caso di guerra, sia in caso di fame. Come se lo prevedesse, magari ha emesso qualche bel CDO per scommetterci.
La traduzione che segue è una traduzione non ufficiale della versione ufficiale Fiscal Compact in inglese a cura di Nicoletta Forcheri, che mette in grassetto e parentesi quadre le messe in evidenza.

N. Forcheri, 12 febbraio 2012. 
 
Link: http://www.stampalibera.com/?p=40835#more-40835

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