La
prova delle scie chimiche, l'ennesima: chi le denuncia viene
censurato, vilipeso, oltraggiato e poi persino denunciato per ...
diffamazione; la denuncia parte poi da gente che continuamente usa
parole "ben poco gentili" nei confronti di chi, a dir loro, "crede alle
scie chimiche".
Ma
se la gente che parla di scie chimiche fosse davvero maniaca e
paranoica, se si inventasse davvero tutto, come mai questa gente arriva
addirittura a mettere di mezzo tribunali e avvocati? Se una persona
"impazzita" dovesse inventarsi la storia che io collaboro coi marziani
per pianificare l'invasione del nostro pianeta, andrei forse a
denunciarlo per diffamazione? No, mi metterei a ridere e lascerei stare
la questione! Eppure se crediamo che le scie chimiche non esistono, che
sono tutte assurde paranoie, allora dobbiamo anche credere che questa
gente stia mettendo in piedi tutto questo gran casino per un futile
motivo
Di fronte a d una simile situazione le persone che "dubitano" o "non
credono" alle scie chimiche, hanno il dovere morale di riflettere e
comprendere che una simile manovra ha senso solo se il potere costituito
deve a tutti i costi far tacere le voci scomode che denunciano il
peggiore scempio di tutti i tempi.
Fate
vedere questo video a tutte le persone "scettiche" "dubbiose", fate
girare l'informazione, fatelo sapere a tutta Italia. Informate tutti i
contatti e diffondete la notizia tramite le mailing list, facciamo sì
che questa squallida operazione gli si rivolti contro.
A presto ci attiveremo per una campagna di sostegno anche finanziario
per le spese legali. Ovviamente i soliti noti hanno preso al volo
l'occasione per insinuare che siamo dei ladri, degli approfittatori, che
parliamo di scie chimiche solo per avere una scusa per raccogliere
soldi ... ma ormai ci abbiamo fatto il callo, e poi chi vuole tapparsi
gli occhi non troverà sempre delle ottime scuse per non guardare in
faccia la realtà.
Anche Valdo Vaccaro nel mirino dei disinformatori
articolo di Roberto Pacella per Byoblu.com
Il 2 giugno 1992 lo Yacht reale inglese Britannia attraccò al porto di Civitavecchia per poi fare rotta lungo la costa dell’Argentario.
A bordo della nave erano presenti alcuni banchieri inglesi. Alcuni
manager ed economisti italiani vennero invitati a partecipare ad una
riunione. Tra questi: Giovanni Bazoli, Presidente del Banco Antonveneto, Lorenzo Pallesi, Presidente INA Assitalia, Gabriele Cagliari, Presidente dell’Eni, Innocenzo Cipolletta, Direttore Generale di Confindustria, e Mario Draghi,
allora Direttore Generale del Ministero del Tesoro. Si discuteva delle
privatizzazioni italiane. Per qualcuno si pianificava la svendita dell’Italia.
Con il D.L. 5 dicembre 1991 n. 386, poi convertito nella Legge 29 gennaio 1992 n. 35, venivano dettate disposizioni in materia di trasformazione di enti pubblici economici, nonché di aziende autonome statali, in società per azioni.
Con questo primo atto si è dato il via a quella che poi si è rivelata
una vera e propria svendita dell’intero sistema industriale italiano.
A presiedere il comitato per le privatizzazioni fu chiamato proprio
Mario Draghi, ruolo che ricoprì in qualità di Direttore Generale del
Ministero del Tesoro. E’ interessante notare che Draghi proveniva dalla
direzione esecutiva della Banca Mondiale e che, dopo quell’incarico,
diventò vicepresidente del Management Committee della Goldman Sachs.
Dopo aver fatto parte dei consigli di amministrazione di banche ed
aziende come ENI, IRI, Banca Nazionale del Lavoro, IMI, nel 2006 fu
nominato Governatore della Banca d’Italia. In quella veste diventa anche
Presidente del Financial Stability Board, organismo che si occupa di monitorare istituzioni e mercati internazionali.
Come che sia, si cominciò privatizzando il gruppo agro-alimentare SME, azienda
pubblica controllata dall’IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale
presieduto all’epoca da Romani Prodi) e proprietaria tra gli altri di
marchi come Motta, Antica gelateria del Corso e Surgela. Ma se da un
lato era indispensabile che lo stato smettesse di fare l’imprenditore
producendo panettoni o surgelati, dall’altro non si potevano dismettere
aziende statali erogatrici di servizi, perché un intero sistema
politico si opponeva. D’altra parte, che motivo avevano i politici della
cosiddetta prima repubblica di privarsi di aziende che garantivano loro
una buona rendita di posizione? Era forse necessario toglierli di
mezzo? Se così fosse, sarebbe allora lecito pensare che l’inchiesta Mani
Pulite non fosse nata per caso, ma fosse piuttosto un'abile azione
pilotata. Ed è altrettanto lecito sospettare che Gabriele Cagliari
(Presidente dell’Eni) si fosse “suicidato” perché contrario a tutta
l’operazione. E ancora, che il PCI fosse stato appena sfiorato dalle
indagini perché non coinvolto nella gestione del potere, se non
marginalmente.
Tant'è che le cose procedono speditamente: vengono “privatizzate”
l’IRI, l’ENI, l’INA, l’ENEL, i Monopoli di Stato finchè, nel 1998, è la
volta di Poste Italiane. Romano Prodi, appena divenuto Presidente del Consiglio, nomina Corrado Passera
amministratore delegato delle Poste, al fine di risanare una società in
forte passivo. Il piano industriale di Passera si realizza con un
taglio del personale di ben 22.000 unità e con l’assunzione di giovani
sotto i 24 anni con contratti triennali di apprendistato. Ora finalmente
può farlo, dato che le Poste Italiane non sono più un’azienda dello
stato, ma una normale società per azioni che può agire con ogni mezzo,
dovendo sottostare alle sole "leggi del mercato". Sotto la gestione
Passera viene costituita BancoPosta, una banca a tutti
gli effetti ma con i vantaggi che la posizione dominante di Poste
Italiane gli procura e con una distribuzione capillare sul territorio
italiano da oltre 14.000 sportelli. Come mai le banche, sempre pronte a
difendere i loro interessi, non sollevano la benché minima obiezione
contro un'operazione avvenuta in regime di palese concorrenza sleale?
Fatto sta che Corrado Passera, dopo il suo incarico alle Poste, viene chiamato da Banca Intesa, nata dall’integrazione di Cariplo e Banco Ambrosiano Veneto. Anche qui è interessante notare come sia avvvenuta la composizione del mosaico. L’Ambrosiano Veneto nasce dalle ceneri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, fortemente legato allo IOR (Istituto di Opere Religiose con sede in Vaticano). Dopo la liquidazione del Banco Ambrosiano
un gruppo di banche pubbliche e private (tra cui BNL, IMI e Istituto
San Paolo di Torino) accetta di partecipare al salvataggio
dell’istituto, La presidenza del Nuovo Banco Ambrosiano viene affidata a Giovanni Bazoli (sì, quello del Britannia). Quindi, grazie alla fusione con la Banca Cattolica del Veneto, l'istituto diventa poi il Banco Ambrosiano Veneto. Banca Intesa, invece, diventa Intesa San Paolo, dopo la fusione di IMI con il San Paolo di Torino che origina il San Paolo Imi grazie all'acquisizione del Banco di Napoli e di una serie di banche locali. Corrado Passera è uno degli artefici di questa catena complessa di integrazioni.
Nel 2008, appena eletto, Berlusconi lo chiama al salvataggio di
Alitalia e si pone nella cordata di imprenditori che rileveranno la
compagnia ed oggi, come sappiamo, è Ministro dello Sviluppo Economico e
delle Infrastrutture e Trasporti nel governo presieduto da Mario Monti.
Nel frattempo Mario Draghi (dopo l’uscita di scena di Dominique Strauss-Kahn) è stato nominato Presidente della Banca Centrale Europea. Questo gruppo di potere ha illuso il PCI-PDS-DS, ora PD,
di esserne parte, ma quando si è trattato di cedergli le briciole (vedi
l’acquisizione di Unipol di Giovanni Consorte) ha mostrato il suo vero
volto.
La verità sfugge, oleosamente mimetizzata nell'avvicendarsi dei fatti,
ma vi sono dubbi significativi che questa girandola di eventi e
persone, sempre le stesse, non sia frutto di coincidenze. Si tratta in
ogni caso di una ristretta élite che pianifica le sorti di un intero
popolo, attraverso la persecuzione di strategie affaristiche le quali si
intrecciano saldamente alla politica. Una volta i re venivano investiti
dell’autorità divina (abbiamo avuto anche un “politico” che si diceva
unto dal Signore) ma quelli erano altri tempi. Ciò che risalta è la
genuflessione della nostra classe dirigente al potere economico.
Per questo, ogni volta che sentite parlare di privatizzazioni, è bene che vi facciate più di una domanda.
Roberto Pacella